Stati mentali del sogno durante la veglia 

 

 

LORENZO L. BORGIA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 09 maggio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

La neurofisiologia classica ci ha abituati a una netta distinzione tra lo stato funzionale della corteccia cerebrale durante la veglia e il correlato elettrofunzionale del sogno, che si riconosce durante le fasi del sonno. La precisa caratterizzazione elettroencefalografica (EEG) consente anche la prima distinzione fondamentale tra due tipi di sonno, ossia quello associato a rapidi movimenti dei globi oculari (REM, da rapid eyes movement), durante il quale ha luogo la maggior parte dei sogni lucidi, e quello più profondo senza movimenti oculari e con periodi di sogno spesso non ricordati da svegli, detta non-REM o NREM.

Molti ricercatori che indagano la fisiologia del sonno umano sono convinti che, nella realtà dei processi cerebrali, la separazione non sia così netta, e che la comprensione delle basi di ciò che distingue i contenuti di un sogno dai pensieri della veglia potrebbe consentirci uno straordinario progresso nella comprensione delle basi dei processi mentali. La difficoltà principale per affrontare questo genere di studi consiste nel fatto che la veglia e il sonno sono studiati solitamente in setting separati, con metodi differenti e una terminologia specifica, che individua oggetti astratti distinti e paradigmaticamente separati tra loro, come il dreaming e il mind wandering. Questa distinzione concettuale, diventata in pratica una separazione di principio nella discussione fisiologica, ha reso finora più difficile determinare se un identico stato cerebrale, identificato sulla base del pattern funzionale, si può avere sia nel sonno che nella veglia.

In realtà, sappiamo che ogni volta che ci addormentiamo, e all’inverso ad ogni risveglio, attraversiamo stadi funzionali intermedi tra sonno e veglia, incluso uno stato di “ipnosi fisiologica”, in passato indagato per comprendere le basi dell’ipnosi indotta nei soggetti svegli.

Per esaminare i confini tra gli stati mentali interposti tra una piena vigilanza e un sonno profondo e cercare di definire se durante la veglia persistano processi del sonno, Nicolas Decat e colleghi hanno indagato la transizione veglia-sonno, un intervallo temporale caratterizzato da rapidi passaggi degli stadi veglia-sonno e dell’esperienza mentale connessa[1].

Lo studio ha riportato dati di sicuro interesse che sicuramente stimoleranno ulteriori indagini da parte di altri gruppi di ricerca.

(Decat N. et al., Dream-like mental states can occur during wakefulness. Cell Reports – Epub ahead of print doi: 10.1016/j.celrep.2026.117237, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Sorbonne Université, Institut du Cerveau - Paris Brain Institute - ICM, INSERM, CNRS, AP-HP, Hôpital de la Pitié Salpêtrière, Paris (Francia); AP-HP, Groupe Hospitalier Universitaire APHP-Sorbonne Université, Hôpital Pitié-Salpêtrière, Service des Pathologies du Sommeil (Département R3S), Paris (Francia); Instituto de Física Interdisciplinar y Sistemas Complejos (IFISC, UIB-CSIC), Campus UIB, Palma de Mallorca (Spagna); Monash Centre for Consciousness and Contemplative Studies, Monash University, Clayton (Australia).

La transizione tra la veglia e il sonno può offrire uno straordinario punto di partenza per esaminare i confini fra stati mentali nella vigilanza diurna, perché questo passaggio comprime all’interno di un’estensione temporale breve, sia rapide escursioni tra le fasi intermedie sia un ampio spettro di esperienze mentali, che vanno da semplici pensieri a rappresentazioni di immagini apparentemente organizzate in chiave narrativa. Queste esperienze, che si fanno rientrare nel fenomeno dell’ipnagogia (esperienze ipnagogiche), non sono ancora definite in modo univoco e non vi è consenso unanime sui tratti denotativi che ne consentono l’individuazione.

In molti studi, citati da Decat e colleghi, si sostiene che la distinzione qualitativa tra l’ipnagogia e la noetica fisiologica dello stato cosciente (pensiero) si basa sulla presenza di contenuti inventati o bizzarri nell’esperienza ipnagogica. In altri studi, anche questi riportati nella bibliografia dello studio qui recensito, definiscono invece ipnagogico qualsiasi contenuto rilevato durante questa fase di transizione, definita basandosi sulla misura dei movimenti oculari, dell’elettromiografia (EMG) e del punteggio del sonno, definito come contenuto mentale che appare durante il sonno N1, oppure impiegando il sistema della scala di Hori, che divide la transizione dalla veglia al sonno in 9 sotto-stadi (H1-H9) in cui sono ripartiti veglia, sonno N1 e sonno N2.

In assenza di una definizione precisa e unanimemente accettata degli stati mentali che si manifestano durante la transizione che consente di addormentarsi, anche la ricerca dei loro correlati neurofunzionali presenta molte difficoltà.

Decat e colleghi hanno deciso di verificare, studiando la transizione, se vi sono stati mentali, definiti congiuntamente da numerosi tratti qualitativi, che prescindano dallo stato di veglia o di sonno del soggetto. A questo scopo, hanno introdotto un approccio a clustering guidato dai dati per identificare agnosticamente stati mentali presenti durante la veglia e il sonno, senza imporre definizioni soggettive.

I ricercatori hanno applicato questo metodo a due periodi di riposo, sia durante la fase di veglia vigile sia durante il sonno, rilevando l’elettroencefalogramma (EEG) a un campione di 92 volontari adulti, e definendo gli stati mentali sulla base dei punteggi dei partecipanti ottenuti per dimensioni soggettive quali bizzarria, fluidità, spontaneità e livello percepito di vigilanza. Il passo successivo è consistito nell’esaminare il modo in cui questi stati mentali si rapportano agli stadi tradizionali veglia/sonno e caratterizzano i propri contrassegni distintivi attraverso misure di connettività, di complessità e spettrali, indipendentemente dagli stati di vigilanza. Il clustering delle esperienze mentali (n = 375) basato sui punteggi rivela 4 cluster con profili fenomenici distinti.

Con sorpresa di Decat e colleghi, tutti questi stati funzionali emergono attraverso la veglia, il sonno N1 e il sonno N2. Analizzando i tracciati, i ricercatori hanno identificato elementi di energia spettrale, complessità e connettività, che differenziano gli stati mentali indipendentemente dalla fase di sonno o di veglia in cui è complessivamente immerso il cervello.

Concludendo, gli autori dello studio osservano che i risultati emersi dimostrano che il cervello sveglio o dormiente può produrre uno stesso stato funzionale e che le dinamiche cerebrali fini plasmano i contenuti delle esperienze mentali.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Lorenzo L. Borgia

BM&L-09 maggio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Questi fenomeni, per la breve durata che ne rende difficile lo studio, sono stati a lungo trascurati.